Domenica da Krèsios. Ci sono luoghi in cui il tempo rallenta e tutto diventa un sussurro gentile. I piatti arrivano come pagine di un diario che non sapevi di avere, ognuno con una memoria, un profumo, una piccola verità. Gabriele egregiamente ci accoglie e ci guida ad ogni piatto. Nel calice, la voce di Alfredo Buonanno che accompagna e illumina, trasformando il gusto in emozione. E poi c’è la presenza discreta e luminosa dello chef Giuseppe Iannotti, che si sente in ogni gesto, in ogni scelta, in ogni dettaglio che parla di lui. E ti accorgi che non è solo un pranzo: è un momento che resta — leggero, profondo, necessario. ✨
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Recensioni
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Rossella Santoro ★★★★★
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Marco Omicini ★★★★★
Che percorso… arrivato al piatto di lepre ho pianto, letteralmente. Ho regalato questa esperienza a un mio caro amico per i suoi trent’anni e, alla fine, ho deciso di regalarla anche a me stesso. Ci aspettavamo e tanto abbiamo trovato. Tutti i ragazzi della sala sono stati estremamente gentili, e ho apprezzato il fatto che si siano calibrati sul nostro livello: precisi, ma senza quella formalità che spesso crea solo distacco. A fine serata siamo persino finiti a giocare a biliardino insieme a loro: simpaticissimi! C’erano solo due coperti, quindi la sala era tutta per noi. L’esperienza, in sé, per me è stata rivelatrice: ci sono sapori che ignoriamo completamente, e scoprirli così, uno dopo l’altro, è stato stupefacente. Il mio piatto preferito, come forse avete intuito, è stata la lepre. Non saprei dire esattamente cosa contenesse o come fosse stata cucinata, ma ricordo di aver chiuso gli occhi e di aver percepito il peso del fucile (a piombo), l’odore selvatico e l’atmosfera della foresta. Mangiarla mi ha catapultato in quell’immaginario, come se fossi io stesso ad aver cacciato quella lepre. È stato metafisico, e non esagero. In quel momento mi è scivolata una lacrima. Il resto dell’esperienza è stato altrettanto memorabile, ma quello è stato il punto massimo. Un plauso sincero a tutti: siete stati magnifici, e spero davvero di poter vivere di nuovo un’esperienza con voi.
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Alessandro P ★★☆☆☆
Ci sono stato più di un anno fa e non l'ho trovato eccezionale. Grande spinta verso la ricercatezza (in qualche modo bisogna giustificare il prezzo) secondo me a tratti eccessiva. Ho trovato poi sgradevole l'insistenza nel proporci il menù degustazione dei vini (avevamo scelto di prenderne uno e dividerlo) nonostante sia stato fatto più volte presente che uno dei due doveva guidare: certe cose andrebbero prese sul serio.
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philomena foodbeer ★★★★★
Nonostante il mio percorso sia stato adattato ad esigenze particolari (no glutine, no latticini, no zucchero, no solanacee), l'esperienza è stata divertente e molto godibile. Un ringraziamento speciale va, dunque, a tutto lo staff che ha accolto e soddisfatto le mie richieste. La rana pescatrice è, a mani basse, il piatto che mi ha emozionato di più: perfetta nella consistenza e nel gioco di acidità, affumicatura e sapidità. Ho trovato, in generale, tutto estremamente equilibrato e senza inutili virtuosismi. Ho apprezzato la semplicità del gusto finale, figlio di processi tutt'altro che semplici. Unica osservazione che posso fare da ristoratrice, forse avrei gestito meglio il momento finale dedicato ai dolci. Essendo stato quest' ultimo escluso dal mio percorso (ma non dal conto finale), sarebbe stata molto gradita una piccola attenzione a discrezione del personale/proprietario.
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Angelica Pallotta ★★★★★
Kresios, sotto la visione creativa dello chef Giuseppe Iannotti, non è semplicemente un ristorante: è un’esperienza immersiva, un viaggio che sfuma i confini tra alta cucina e narrazione cinematografica. Il menu unico, “Mr. Brown”, richiama esplicitamente Le Iene di Quentin Tarantino, e come nel celebre film, anche qui nulla è lasciato al caso. Ogni piatto è un capitolo, ogni interazione un frame, e ogni dettaglio sembra volutamente progettato per confondere e affascinare il cliente. Proprio come in una scena tarantiniana, in cui dialoghi serrati e ambigui celano significati più profondi, il servizio alterna momenti di rigida formalità a improvvise incursioni di leggerezza e simpatia, creando un’atmosfera in cui è difficile capire dove finisca il gioco e inizi la realtà. Come Mr. White e Mr. Pink che discutono animatamente sui ruoli da interpretare, anche i camerieri sembrano muoversi tra le regole della grande ristorazione e un atteggiamento più rilassato, quasi provocatorio. Questa dualità contribuisce a mantenere alta la tensione narrativa della cena, in cui lo spettatore – pardon, il cliente – non sa mai esattamente cosa aspettarsi. Il percorso gastronomico si sviluppa in una serie di piatti tecnicamente impeccabili, sebbene non privi di spunti di riflessione. Tra gli antipasti, il pollo croccante con patate emerge come un piatto che, pur nella sua semplicità, riesce a sorprendere per l’equilibrio perfetto tra consistenze e sapori. Similmente, il “Raffaello” di foie gras è un piccolo capolavoro di eleganza, che racchiude in un boccone tutto il lusso e la raffinatezza della cucina di Iannotti. Tuttavia, non tutti i piatti risultano perfettamente riusciti. Il tagliolino di zucchine sembra quasi fuori luogo, come una scena che non si incastra perfettamente nel ritmo del film. Il sapore piatto e la consistenza poco invitante la rendono un elemento dissonante rispetto alla maestria generale del menu. I primi piatti, invece, offrono momenti memorabili. La pastina con il formaggino, pur rievocando un piatto infantile e rassicurante, è interpretata con una tale precisione tecnica da lasciare il segno, mentre lo spaghetto allo scoglio è un’esplosione di sapori marini, intenso e avvolgente, come un climax narrativo inaspettato. I secondi piatti, seppur gustosi, presentano qualche eccesso. Alcune preparazioni risultano un po’ troppo grasse, quasi come se la scena si fosse dilatata troppo, perdendo in parte quella tensione necessaria per mantenere viva l’attenzione del pubblico. Anche le temperature di servizio non sono sempre state impeccabili, un dettaglio che, come un montaggio impreciso, può distrarre dall’esperienza complessiva. Il dolce alla violetta, infine, è una chiusura che può dividere. Se da un lato si apprezza l’audacia della scelta, dall’altro il sapore evoca sensazioni nostalgiche non sempre piacevoli, un ricordo d’infanzia che potrebbe non incontrare il gusto di tutti. Tuttavia, è impossibile non riconoscere la perfezione delle sue consistenze, eccezionali e quasi epiche, che elevano questo dessert a un livello tecnico altissimo. Un po' come i film di Tarantino: audaci, spiazzanti, capaci di stupire, ma non per tutti i palati. La piccola pasticceria, con la sua presentazione giocosa, strizza l’occhio a quell’ironia che pervade tutta l’esperienza da Kresios. Sebbene non memorabile a livello di gusto, riesce a strappare un sorriso, chiudendo il pasto con una nota leggera e divertente. In definitiva, cenare da Kresios è un’esperienza che sfida le aspettative, in cui la tensione tra forma e sostanza è costante, e dove si è consapevoli di essere parte di un gioco più grande. Chef Iannotti riesce a orchestrare il tutto con maestria, trasformando la cena in un vero e proprio atto narrativo. Forse non tutto è perfetto, e alcuni momenti sembrano volutamente fuori registro, ma questo fa parte del fascino di un ristorante che non si accontenta di seguire le regole, ma preferisce scriverne di proprie
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Augusto Tarantino ★★★★★
La posizione non è delle migliori, si trova in aperta campagna , il locale è volutamente austero , ma adeguato alla qualità del cibo , palato per intenditori, elevato il prezzo
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Pierodavide Leardi ★★★★★
Grazie. Una serata fuori dal tempo e dallo spazio. Ci siamo divertiti, abbiamo goduto tantissimo. E ci sognamo ancora ogni singolo boccone. Raffinato ma semplice. Ricco ma modesto. Gustoso ma leggero. Un lunghissimo viaggio nell'amore per la cucina e per gli ospiti. Grazie grazie grazie. Soprattutto a Elisa che ci ha coccolato per quattro ore abbondanti.
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Lorenzo Scagnetti ★★★★★
Semplicemente il miglior ristorante in cui sia mai stato. La cucina è incredibile sia nella presentazione, nella cura delle materie prime e nella genialità dello chef. Ti entra dentro e non sei più lo stesso e di questo ringrazio tutto lo staff che ci ha fatto vivere un' esperienza indimenticabile. Servizio impeccabile, grande professionalità del sommelier e una menzione particolare al cameriere che ci ha servito: una persona che ama quel che fa ed è capace di comunicare i piatti come nessuno. Torneremo sicuramente. Grazie
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Fabrizio Palmieri ★★★★★
Esperienza sublime. Consiglio la visita sia al ristorante due stelle Michelin che al “ristorante che non esiste” Lo chef iannotti persona squisita sincera e tecnicamente un alieno
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Clemente Oropallo ★★★★★
Un viaggio eccezionale nel gusto e nei sapori, un'esperienza fantastica che bisogna fare almeno una volta nella vita. Accoglienza servizio e professionalità di altissimo livello, location bellissima e che dire di più provare per credere. Complimenti allo staff.
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Domande frequenti
Qual è l'indirizzo di Kresios?
Kresios si trova in via Via San Giovanni, 59, 82037 Telese BN, Italia
Qual è il numero di telefono di Kresios?
Puoi contattare Kresios al numero +39 082 494 0723
Come si può raggiungere Kresios?
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