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“Sebbene la sua fondazione sia datata al trecento, esistono alcune ipotesi che identificano un'origine ancor più antica del comune. Alcuni ritengono che Atella fosse stata fondata nel III secolo a.C.[senza fonte], da profughi provenienti dall'omonima città campana, o che fosse sorta sulle rovine di un'altra città (Celenna), menzionata dal poeta latino Virgilio nell’Eneide. Alcuni reperti, come una necropoli del IV secolo a.C. e un sarcofago d'epoca imperiale romana (oggi conservato nel Museo archeologico nazionale di Napoli), sembrano comprovare un'origine più antica di quella riconosciuta attualmente. Nei pressi della "Torre degli Embrici", scavi archeologici hanno riportato alla luce nel 2004 un insediamento agricolo-termale, risalente agli ultimi secoli prima di Cristo e occupato fino al tardo Medioevo. Una bolla di papa Eugenio III datata 1152 diede vita a "Santa Maria di Rivonigro", casale del feudo di Atella, a sua volta appartenente al vescovo di Rapolla. Tuttavia l'abitato è il risultato di un impianto di fondazione dalla forma scacchiera risalente tra il 1320 ed il 1330, a seguito di una riorganizzazione economico-sociale voluta dagli angioini. Giovanni d'Angiò, figlio di re Carlo II, nonché conte di Gravina e signore di San Fele, Vitalba ed Armaterra, promise l'esenzione dalle imposte per 10 anni a coloro che si sarebbero trasferiti nella città che stava sorgendo per suo volere. Questa proposta si rivelò vantaggiosa per tutti quei cittadini che erano stati impoveriti dalle continue guerre e oppressi dai pesanti tributi dei feudatari del Vulture e dintorni. Fu così che Atella venne popolata da gente proveniente perlopiù dalle zone di Rionero, Monticchio, Lagopesole, Agromonte, Balvano, Caldane, Sant'Andrea ed altri luoghi della zona. Sotto il governo angioino, Atella divenne un centro economico e militare molto importante, tanto da essere, a quel tempo, una delle città più ricche della Basilicata e, proprio per il suo crescente sviluppo, subì un notevole incremento demografico. La città venne dotata di mura e di un castello, il suo accesso era assicurato da due porte di cui al giorno oggi è rimasta solamente una, quella di San Michele. I prodotti atellani come cereali, formaggi e salumi venivano esportati nelle città più importanti del meridione e diversi atellani strinsero rapporti con alcune corti principesche italiane. Quest'epoca di pace e prosperità duro circa un secolo e per Atella si prospettò un progressivo declino, causa i ripetuti saccheggi, i continui passaggi da un feudatario all'altro e violente scosse sismiche. Nel 1423, la città divenne feudo di Giovanni Caracciolo mentre nel 1496 fu saccheggiata dall'esercito francese di Gilberto di Montpensier e conquistata nel 1502 dal generale aragonese Gonzalo Fernández de Córdoba dopo un assedio di circa 30 giorni. In seguito numerosi nobili ebbero in dote Atella, come Filippo Chalon nel 1530, Antonio de Leyva nel 1532 e altre famiglie come i Capua, i Gesualdo e i Filomarino. Il comune venne seriamente danneggiato dal terremoto del 1694 che rovinò gran parte del patrimonio urbano, soprattutto il castello, di cui rimane, al giorno d'oggi, solamente la Torre Angioina. Il sisma costrinse anche molti abitanti della cittadina a trasferirsi a Melfi che, seppure anch'essa danneggiata, presentava migliori condizioni di vivibilità. Nel 1851 ci fu un altro sisma che quasi distrusse il paese. Nel periodo dell'unità d'Italia, Atella partecipò attivamente al brigantaggio post-unitario che interessò gran parte della Basilicata. Circa un centinaio furono gli atellani coinvolti nelle rivolte brigantesche successive al 1861. Il maggior rappresentante del brigantaggio atellano fu Giuseppe Caruso, luogotenente di Carmine Crocco, che poi tradì il suo capo dopo essersi costituito alla Guardia Nazionale Italiana.”
“Il direttore è bravo e disponibile”
“Assolutamente da vedere il Sabtuario di San Donato e comprare lo zafferano da Chiarito”
“Paesino incantevole immerso nella natura Consigliato per un sano relax Consigliato per gli smartworker”
“Sanfele è un bellissimo Borghetto di montagna tanto bosco tra qui diverse cascate piccole e una più grande la più bella........gente meravigliosa accogliente si respira aria pulita si mangia bene quasi da tutte le parti e si spende x tutte le tasche insomma se capitate da quelle parti fermatevi ne vale la pena”
“Una cosa indescrivibile,quando ritorno al mio dolce paesello, è stato bello rivedere e abbracciare i miei amici e parenti tutti ❤️”
“Appena scoperto questo pittoresco paesino”
“Un borgo caratteristico da visitare Molto belli tuti i paesi nella zona ma questo anche per la posizione ha qualcosa di magico E surreale in ogni angolo sorge o tramonta una luce stupenda”
“Maratea è l'unico comune della basilicata ad affacciarsi sul mar tirreno, e formato da tante frazioni, una più bella dell'altra. I panorami sono mozzafiato, dalle spiaggie al porto vecchio e al borgo storico. Da non perdere la visita al Cristo redentore.”
“Bellissima cittadina! Splendida passeggiata su via D'Annunzio e poi l'immensa villa con panorama mozzafiato. Per dormire consiglio B&B Isabela in Via D'Annunzio e mangiare da Maurizio nel bellissimo giardino Delle Rose oppure Osteria Braceria.”
“Molto piacere e Tante grazie pero tutto Maria e Rafaelle !! Molto buonna la atenzione!”
“L'amministratora dello stato civile e dell'ufficio anagrafe è una ottima donna che mi ha fornito la documentazione richiesta a suo tempo. Vedo che funziona molto bene. Apprezzo molto l'ottimo trattamento e l'efficienza con cui hai risolto la mia richiesta.”
“Bellissimo paese, piccolo ma curato e pittoresco.”
“Amo questo paese... è un luogo incantato immerso nella natura, facile da raggiungere.”
“Barile uno delle cinque comunità Lucane di origine Arabereshë, con uno spettacolare parco urbano delle cantine dello Shëshö. La comunità fu fondata in seguito alla spedizione militare di Skanderbeg in Italia (1460-1462) fu una campagna militare intrapresa dal condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg per aiutare il suo alleato Ferdinando I di Napoli, che in seguito alla sua ascesa al trono, con successione non lineare, vide il proprio dominio minacciato dalla dinastia angioina. In effetti il Parco Urbano dello Shëshö fu il primo insediamento Arabereshë, di cui ancora oggi la lingua l'Arabereshë e ampiamente diffusa. In seguito al nuovo insediamento moderno della comunità le grotte precedentemente abitate sono diventate cantine per l'affinamento del vino Aglianico "principe indiscussi del Vulture". Da circa un ventennio durante il mese di agosto si fa una manifestazione dedita al vino "Cantinando" per questa occasione tutte le cantine vengono aperte per fare degustare pietanze lucane accompagnate dal vino Aglianico.. . Oltre a delle aperture straordinarie in occasione delle escursioni di gruppi turistici organizzati... "Barile vi aspetta". Barile, una delle cinque comunità Arabereshë lucane, situata alle pendici del Monte vulture, città conosciuta su scala mondiale per la produzione del vino Aglianico DOC e del pregiatissimo Olio Extravergine di Oliva...”