Panoramica del catalogo
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Trovati 239 risultati
Sfoglia visitatori a Marche. Usa questa directory per confrontare valutazioni, recensioni, foto, orari di apertura, indirizzi e contatti. 239 risultati a Marche. Valutazione media 2.9/5 basata su 10,502 recensioni e valutazioni. L'elenco sotto include visitatori da città come Pesaro, Fano, Fabriano, Ascoli Piceno, Sassoferrato e altre.
“C'è un crocefisso molto significativo”
“La Chiesa di S. Giovanni Battista di Campocavallo, il cui antico nome era S. Maria in Valle di Roveto, fu costruita probabilmente sul luogo dove sorgeva un tempietto dedicato alla Vergine ed eretto nel medio evo, in mezzo a folti roveti, sul "fianco meridionale di una amena collina su cui sorgeva una volta un castello o Torre dei Goti (o a disegno gotico) del quale conservasi il nome nella contigua casa rurale Castri-Goto" Successivamente la zona fu disboscata ed i terreni furono occupati dai coloni. Si avverti perciò l'esigenza di trasformare l'antico romitaggio in piccola Parrocchia sotto l'invocazione del Battista: da cui il nome di S.Giovanni Battista in Valle di Roveto. Non risultando però le rendite di questa Parrocchia sufficienti al sostentamento di un Rettore la si uni con la vicina Parrocchia di S. Lorenzo in Campo Cavalli arrivando all'attuale denominazione di S. Giovanni Battista di Campocavallo. La denominazione di Campo Cavalli sembra derivata da uno scontro avvenuto nelle vicinanze tra la cavalleria Feltresca di Urbino e quella Malatestiana di Rimini. Don Antonio Poloni nel suo inventario del 1667 accenna all'antichità della chiesa di S. Giovanni Battista di Campocavallo attribuendola ai tempi dei Goti, come si leggeva in una antica iscrizione che non esiste più. Lo stesso Antonio Poloni dice che l'elemento certo più antico della Chiesa è rappresentato dalla campana maggiore appositamente fusa e benedetta per questa chiesa e datata 1411. Sembra che per molti anni la chiesa non fosse che una Cappellania. Fu eretta in Parrocchia e decorata del titolo di Pieve dall'Arcivescovo di Urbino Cardinale De Angelis nel 1667. [fonte: Massimo Giudi]”
“Frazione graziosa e ospitale con passeggiate lungo il fiume suggestive”
“Bello adesso sto per arrivare con il mio aereo non vedo l'ora :))”
“bel posto, bel posto, bel posto :)”
“Un medico bravissimo sotto vari aspetti .A partire dal 1° punto , un bravissimo diagnosta , poi molto preparato , gentile e disponibile. IO sono viva grazie a lui per aver capito subito una situazione gravissima , all'epoca era in guardia medica. BARBARA CALISTRI- Pesaro”
“Chiesa bellissima! Peccato che non sempre sia aperta.”
“Comodissimo parcheggio gratuito proprio di fronte al santuario. I posti auto sono numerosi”
“Rivisitazione Monti Sibillini zone Terremotate”
“Stranamente è stata curata ed hanno tagliato le sterpaglie che quasi la coprivano. Per le guide turistiche non so che dire perché non si capisce come sono organizzati. Nella foto panoramica si vede nello sfondo un bellissimo ponte romano che viene attraversato da Trenitalia spa”
“Detta della Madonna Grande, è situata a pochi passi da Sant’Angelo in Vado, sulla strada che conduce a Mercatello sul Metauro. S. Angelo in Vado fu notissima residenza dei Cavalieri di Malta; ai quali appartenne questa chiesa. Il più celebre tra tutti gli antichi ordini militari fu quello di Malta, che venne anche detto Ordine dell’Ospitale, Ordine di Rodi o di S.Giovanni di Rodi, ma più comunemente ha nome di Sacro Ordine Militare Gerosolimitano. Sembra che la sua origine risalga all’epoca della prima crociata; cioè all’anno 1092, quando appunto l’Europa, stanca che il Turco, popolo degenerato, profanasse ed insanguinasse i luoghi santi, che per atroce ironia, e per colpa dell’Europa cristiana. sono ancora in potere del Turco, armò e spinse alla riscossa un milione di armati, sotto lo stendardo della croce. Fin dal 1048, alcuni negozianti amalfitani, avevano, col permesso dei califfi d’Egitto, stabilito, in vicinanza del S.Sepolcro. un convento di rito latino, dedicato alla Vergine; accanto al quale i monaci avevano eretto un ospedale dedicato a S. Giovanni, a prò dei pellegrini ammalati e bisognosi. Dopo la presa di Gerusalemme, Goffredo di Buglione aveva dotato di beni considerevoli quel convento; il quale si accrebbe e cominciò a fornire, ai pellegrini, scorte armate che li proteggessero contro le orde dei musulmani e dei ladroni. Nel 1118 quell’associazione prese il nome di ordine, il suo superiore quello di maestro ed i monaci furono detti cavalieri. Divennero, ben presto, celebri per imprese militari e signori di vasti possedimenti che essi destinavano a pubblico beneficio. In conseguenza delle vittorie dei musulmani, nel 1187 i cavalieri abbandonarono Gerusalemme e, circa vent’anni dopo, anche la Terra Santa. Si rifugiarono, prima, a Cipro; quindi presero Rodi che, ad onta delle continue guerre della Mezzaluna, tennero fino al 1522, epoca nella quale, essendo stati traditi dal cancelliere dell’ordine, Andrea Amaral, dopo sei mesi di eroica resistenza, vennero sopraffatti da centocinquantamila Turchi, agli ordini di Solimano, che si rese padrone anche di Cipro. Da quella occasione, i cavalieri si sparsero per l’Italia e molti vennero anche a S. Angelo in Vado, ove vissero lungo tempo, in comune, sottomessi alle regole dell’Ordine. Qui presero a dirigere gli ospedali dei pellegrini e degli infermi e qui la maggior parte rimase fino al 1530, quando Carlo V cedette loro, perchè ne facessero sede e centro dell’Ordine, l’isola di Malta; e anche questa da Solimano venne indi cinta d’assedio, ma senza effetto. L’associazione dei cavalieri si ridusse ai minimi termini per la rivoluzione di Francia del 1789. L’anno 1798 la flotta francese si impadronì di Malta; sebbene l’Ordine gerosolimitano si trovasse, allora, sotto la protezione dell’imperatore di Russia, Paolo I. L’Inghilterra, nel 1800, prese stabile possesso dell’isola – italiana di origine e di diritto – e non la restituì più all’Ordine che, ormai, non viveva più se non di nome; ad onta del trattato di Amiens che contemplava questa restituzione. I cavalieri restarono a S. Angelo fino al 1632; epoca quando si disfecero degli ultimi loro beni che vi possedevano, eccettuato un piccolo terreno ed una casupola, con orto, annessi alla chiesa della Madonna del Riscatto; i quali, nel 1871, acquistai io stesso e conservo ancora. Faccio voti che tornino all’Italia la nostra isola di Malta, ed anche Rodi, che il governo non può aver tolto alla Turchia, per semplice giuoco.”