Ristorante Taverna San Martino
“Giornata e pranzo felice nel giorno della Pasquetta 2025 in un ristorante trovato quasi per caso vagando su e giù per il web. La scelta è caduta sulla taverna San Martino a Saluzzo, che si presenta con una nota di eleganza pulita, semplice, senza pretese eccessive e proprio per questo efficace. Accolti con simpatia, si viene introdotti nella sala ampia e con tavoli bene distanziati, caratterizzati da una piacevole mise en place minimalista – tovagliette all’americana, ma di stoffa; poche posate cambiate a ogni portata – e il pranzo può incominciare. Dopo la scelta e il servizio del vino (che però occorrerebbe sempre servire alla destra del commensale, a parte casi di forza maggiore…), lo chef regala una ottima entrée di benvenuto - focaccetta con battuta di acciughe del Mar Cantabrico e salsa al prezzemolo con burro secco -, per poi passare agli antipasti sfiziosi che sfiorano la tradizione per aprirsi a prospettive nuove: è il caso soprattutto dello speck di agnello con sfoglie di formaggio Tête de moine, gel di pera e zest di limone; ma sulla linea è anche l’altro antipasto che abbiamo provato, ovvero la trota marinata al Moscato con cavolo viola e maionese alla senape. Dopo un’attesa, forse un po’ troppo lunga anche considerando il giorno festivo, siamo passati al primo – ovvero i sorprendenti e saporiti agnolotti di asparagi, grana caramellato e fiordalisi disidratati – prima di raggiungere due secondi che esplorano in modo significativo la rustica semplicità della terra piemontese e saluzzese: i formaggi di montagna accompagnati da tre salse classiche e appropriate; e i tenerissimi bocconcini di brut e bu-n di Fassone cotti a bassa temperatura e accompagnati da una salsa al barbera che richiama, reinterpretandolo, un piatto simbolo come il Brasato. Concludiamo con quattro dolci, tutti egualmente eleganti e qualcuno davvero innovativo: i profiteroles alla crema Chantilly; la zuppetta dolce con gel di albicocca, crumble di paste di meliga e scaglie di torrone; il tiramisù spumato; e infine la panna cotta alla quale il pepe di Sichuan regala una gradevolissima sfumatura aromatica e per nulla piccante. Conto proporzionato ai cibi scelti e al vino che ha accompagnato l’intero pranzo, preso da una carta non enorme ma abbastanza esaustiva: nel nostro caso, un Ruchè di Castagnole Monferrato docg Bersano del 2023, dal bouquet complesso nonostante la giovane età. Provato il 21 aprile 2025. Da consigliare e riprovare.”